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Siamo soli

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palascia, foto di Luigi Marzo

faro della Palascia (foto di Luigi Marzo)

C’è un pensiero che di sera ti assale
quando il sonno inevitabile
ti separa per un’ora, la più scura,
da chiunque e dall’amato:
siamo soli.

Immagina
il mare, la notte
e la barca che rimane senza approdo
finché lui non si risveglia.

Allora capirai
che siamo soli,
solitari come diamanti…
splendiamo con un tempo baro
e necessitiamo di cure costanti.
In altre parole, siamo luce
e guardiani del nostro faro.

(1.2.2015)

Giorno di festa?

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MelogranoUn compleanno – come il Natale – è solo la celebrazione di una ricorrenza basata su una convenzione temporale? Che senso ha festeggiarli nell’anno di una grave perdita?

Giorno di festa e non di bagordi,
di quello che resta dei tuoi ricordi
ti fa dono speciale
questo tuo laico natale.

Celebra la vita che si rinnova,
la terra avita che il frutto ritrova.
Solo se il seme esplode di gioia
la brezza sui rami la radice si gode
e la carezza della foglia.

Giorno di festa e non di bagordi,
che la vita ti fa celebrare:
prima che tu lo scordi,
è quanto ti vogliamo augurare.

(18.12.2014)

Rapsodia notturna

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Vincent Van Gogh, Notte stellata (particolare, 1889)

Vincent Van Gogh, Notte stellata (particolare, 1889)

La verità è che non esistono amori impossibili. Gli amori non corrisposti sono solo quelli che richiedono più coraggio per essere praticati.

Lo ammetto, oggi avrei scelto uno stile meno ampolloso per scrivere questa storia, pensata in origine come una canzone, ma, a quasi dodici anni di distanza, quantomeno lo spunto mi sembra ancora interessante.

Vediamo un po’ se qualcuno riesce a indovinarne i protagonisti.

D’alte genti sublime cantrice,
di nobili cuori gentile signora:
la mia voce sussurra agli dei.
Il nome mio è vanto e somma gloria d’ogni poeta,
capirete presto perché non mento quando dico:
“Sono unica”.

Io canto le gesta di colui che mi tolse vita
e amore.
Innalzo soavi odi a quello che fu,
di scrittori, fuggiaschi e naviganti sono musa.

Nel silenzio dei dormienti piango l’iniquo mio destino
di temuta amica fedele e compagna.
L’aere tutto freme del mio lamento,
lascia il celeste impero al fatal nemico
e alla sua chioma infuocata.

Miro il tempo mio scivolare
senza finire mai:
fatal quiete fu concessa ai giusti mortali.
E i miei ricordi,
persi a cercare
lune nei pozzi.
A cercare…
A cercare…
A cercare…

Mera illusione
la luna nel pozzo,
nei cieli irraggiungibile.
Ad altri concesse,
al focoso astro,
la sua beltà.

È la mia innaturale condizione
di amante.
Mi costringe,
taciturna,
ad approvare.
Reprimere la mia insana follia.

Solcano il cielo le stelle,
dispettosi messi d’amore.
Sorgono le ombre,
meschine compagne
nell’oscurità.
Persa è colei che governa le maree,
vittima del grave peso di Apollo.

E persa sono io,
pensieri, parole, frasi senza senso…
Un cerchio che ha perso il suo centro.

A un passo
dall’agognato baratro,
or vivo ancora.
Suono nel vento
a raminghi e viandanti la mia storia.
Per chi cerca un senso
al mio cantare
ho solo una risposta:
ama e lasciati amare.

(2002)

La risposta, per chi la vuole, è nei commenti.

In partenza

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tsigane, Train station

tsigane, Train station

Una ragazza emigra dalla terra dell’estate. Per inseguire un lavoro, lascia cadere un filo.

Per un sogno quel treno partito
che conduce a un futuro migliore
scioglie l’anello dal dito
di un ancora innominato
“Amore”.

Ti lasci triste il mare alle spalle,
la tua città, gli amici, il barocco:
non ha odore la pioggia che cade sulle folle,
non certo quello dello scirocco.

(2005)