Poesia istantanea? Se non fosse che…

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Acclamati come celebrità, in cima alle classifiche, con centinaia di migliaia di sostenitori al seguito e lunghe code per gli autografi: stelle del cinema o della musica? No, i poeti nell’era di internet. O perlomeno quei pochi (ma il loro novero pare in continua crescita) che provano a coniugare le potenzialità e la tempistica dei social network con l’estemporaneità delle loro espressioni liriche, ovvero i cosiddetti instapoets.

Artisti di ogni genere e con ogni tipo di esperienza, si cimentano a condensare in pochi versi – talvolta con l’ausilio di piccoli stratagemmi grafici – la fugacità di un’emozione, perlopiù patemi d’amore ma anche pensieri di un istante, la sofferenza della solitudine, inni alla femminilità o quanto possa, ad esempio, rientrare nelle diciassette sillabe di un haiku. Spontaneità e brevità sono infatti gli unici stilemi fondamentali ad accomunare questi autori.

Revisionare versi scritti di getto sarebbe come “tradire l’esatta emozione di quel momento” sostiene Tyler Knott Gregson, fotografo ed ex copywriter che da sei anni pubblica sui propri profili un haiku al giorno, riscuotendo apprezzamenti immediati e largo gradimento. La sua prima raccolta, Chasers of the Light, è riuscita a far breccia nelle classifiche del Wall Street Journal e l’arrivo della seconda desta l’interesse di riviste che si dedicano più spesso alla moda e al cinema piuttosto che alla poesia.

Tyler Knott Gregson

Ancora maggiore il successo di Lang Leav, che nel 2013 decide di autopubblicare online un piccolo libro di poesie intitolato Love & Misadventure e due anni dopo si ritrova a promuovere i suoi versi in giro per il mondo, con presentazioni – pare – così affollate che gli spazi per gli autografi devono essere scaglionati in sessioni da cinquecento persone per volta. Due raccolte dopo (LullabiesMemories, seguite a un importante contratto editoriale), il totale dei suoi follower rasenta il milione e le vendite fanno registrare numeri stupefacenti per il genere poetico.

Lang Leav

Non da meno, infine, l’esperienza di Rupi Kaur, anch’ella controcorrente nell’uso di Instagram e nel coraggio di autopubblicarsi online. Il suo Milk & Honey è stato sin da subito tra i più venduti su Amazon e negli Stati Uniti occupa stabilmente i primi posti nelle classifiche che comprendono anche i poeti per, così dire, “più tradizionali”. Parte della sua forza è l’aspetto immediatamente riconoscibile delle liriche, scritte sempre e soltanto con lettere minuscole, del tutto prive di punteggiatura e talvolta accompagnate da disegni dai tratti essenziali. Probabilmente, la più dotata tra i tre, di certo quella con maggiore personalità artistica.

Rupi Kaur

Tra i pregi di questo movimento c’è senza dubbio una sorta di riabilitazione popolare della poesia, la possibilità di restituire all’uomo di tutti i giorni una gamma lievemente più ampia di potenzialità espressive. Significativa in questo senso proprio una composizione della Kaur:

Of course
i want to be
successful
but
i don’t crave
success
i need to be
successful
to gain enough
milk and honey
to help those
around me succeed

Una bella sovversione in un campo tante volte egocentrico come quello dei social media, dominato com’è dalla logica del selfieSe non fosse che… niente (o poco) di tutto ciò ha a che vedere con la poesia.

Comporre in versi non è l’immediata espressione dei propri moti interiori, né spezzettare la prosa su righi diversi o riproporre (il più delle volte) tematiche trite e ritrite con pochi sprazzi di originalità. La poesia è bellezza e densità di significato, è forma e contenuto, ritmo e ricerca, rielaborazione, costruzione.

In altre parole, ciò che gli instapoets fanno più che poetare, è postare!

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