Fuori dalla società

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fuori dalla società

«Ci siamo abituati alla morte» sentì che diceva il tipo giovane.
«È sempre stato così,» replicò quello coi capelli bianchi «sempre».
Nell’Ottocento, alla metà o alla fine dell’Ottocento, disse il tipo con i capelli bianchi, la società era solita filtrare la morte attraverso le parole. Se uno legge le cronache dell’epoca si direbbe quasi che non si verificano fatti criminosi o che un assassinio era capace di turbare un intero paese. Non volevamo la morte in casa, nei nostri sogni e nelle nostre fantasie, eppure è un dato di fatto che venivano commessi delitti terribili, squartamenti, violenze di ogni genere, e anche omicidi in serie. […] Tutto veniva filtrato dalle parole, convenientemente adeguato alla nostra paura. Cosa fa un bambino quando ha paura? Chiude gli occhi. Cosa fa un bambino che sta per essere violentato e ucciso? Chiude gli occhi. E grida anche, ma prima chiude gli occhi. Le parole servivano a questo scopo. […] Lei dirà: tutto cambia. Certo, tutto cambia, ma gli archetipi del crimine non cambiano, così come non cambia la nostra natura. Una spiegazione plausibile è che la società, all’epoca, era piccola. […] La maggior parte degli esseri umani viveva fuori dai confini della società. Nel Seicento, per esempio, a ogni viaggio di una nave negriera moriva almeno il venti per cento della mercanzia, cioè della gente che veniva trasportata per essere venduta, diciamo, in Virginia. E questo non turbava nessuno, né usciva a titoli cubitali sul giornale della Virginia, e nessuno chiedeva di impiccare il capitano della nave che li aveva trasportati. Se, al contrario, un possidente aveva un attacco di follia e ammazzava il vicino e poi tornava al galoppo a casa dove appena smontato ammazzava sua moglie, due morti in tutto, la società della Virginia restava intimorita per almeno sei mesi e la leggenda dell’assassino a cavallo poteva tramandarsi per generazioni. I francesi per esempio. Durante la Comune del 1871 furono assassinate migliaia di persone e nessuno versò una lacrima per loro. In quegli stessi anni un arrotino ammazzò una donna e la sua vecchia madre (non la madre della donna, ma la propria madre, amico mio) e poi fu abbattuto dalla polizia. La notizia non solo fece il giro dei giornali francesi, ma comparve anche su altri giornali europei e addirittura fu pubblicato un articolo sull’«Examiner» di New York. Il motivo: i morti della Comune non appartenevano alla società, la gente di colore morta non apparteneva alla società, mentre la donna morta in un capoluogo francese e l’assassino a cavallo della Virginia ne facevano parte, in altre parole, quello era successo a loro era scrivibile, era leggibile. E nonostante tutto le parole praticavano più l’arte di nascondere che di svelare. O forse svelavano qualcosa. Che cosa?, le confesso che non lo so.

Roberto Bolaño, 2666

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