Bozzetti dal Bosforo

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Una delle sorprese editoriali più gradite di questo inizio anno è stata l’uscita di I cospiratori del baklava, quinta avventura del detective Yashim che mi ha fatto scoprire l’esistenza di un capitolo che evidentemente ignoravo: il quarto. Sono corso quindi subito a comprarli entrambi.

L'occhio del diavoloCreato dall’immaginazione dello scrittore Jason Goodwin, Yashim è un eunuco al servizio della Sublime Porta, un uomo di corte che gode della fiducia delle più alte sfere e per questo si ritrova spesso a sbrogliare le matasse più intricate. Poliglotta, esperto conoscitore del suo ambiente e cuoco provetto, la sua più grande abilità è tuttavia quella di riuscire a passare inosservato, anche se non certo agli occhi di chi legge: ciò che lo rende più di tutto interessante è che le sue vicende si svolgono sullo sfondo della decadente Istanbul dell’Ottocento.

È infatti proprio l’ambientazione il punto forte di queste storie. Pochi tratti bastano a immergere il lettore tra i vicoli di una città multietnica e dalla storia millenaria, nelle complesse usanze dell’harem come nelle ricette dei piatti più ordinari e in tutti quegli usi e costumi che richiedono l’impiego di termini turchi, debitamente spiegati dal contesto, poiché non hanno equivalenti nella cultura occidentale.

Da esperto conoscitore della storia dell’impero ottomano, Goodwin dà il meglio di sé nei capitoli brevi in cui riesce a tratteggiare scene semplici, eppure di grande forza evocativa. Del tutto privo di qualsivoglia velleità didascalica, l’autore riesce così, con tratti essenziali, a schiudere le porte di un mondo che mantiene intatto il suo fascino esotico, sia pur colto in un passaggio di grande apertura verso l’occidente.

I cospiratori del baklavaDalla giustapposizione di questi veri e propri bozzetti sorge quindi l’elemento dell’intreccio, sebbene in fin dei conti la parte relativa al mistero e alla sua risoluzione possa persino risultare pretestuosa e si concluda sempre in modo piuttosto precipitoso, grazie a una brillante intuizione di Yashim o a un’improvvisa accelerazione degli avvenimenti.

Ciò, tuttavia, non toglie alcun gusto alla lettura (come invece accade per le rare scene d’azione, che risultano sempre pasticciate e dunque poco comprensibili): come in un gioco di prospettive, quando lo sfondo sembra essere tutto ciò che conta, d’improvviso alcuni dettagli balzano in primo piano e chiudono il cerchio.

Se per L’occhio del diavolo questo meccanismo narrativo che ha fatto la fortuna di Goodwin sembra ancora funzionare a dovere, non altrettanto si può dire per il quinto volume, che mostra più di qualche stonatura, riguardante soprattutto la resa dei personaggi e una vicenda sin troppo contorta. Che le avventure di Yashim siano in declino come la Istanbul che raccontano?

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