La ferocia di Nicola Lagioia

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La ferocia“Se i Salvemini fossero degli animali, sarebbero senza dubbio degli squali” ha dichiarato Nicola Lagioia durante la presentazione del suo ultimo libro, La ferocia, a Lecce, alludendo alla famiglia barese al centro delle vicende narrate nel romanzo.

E, in effetti, gli animali, largamente presenti nel libro, con la legge dell’istinto inscritta in ciascuno di essi, nelle mani dell’autore divengono un perfetto contraltare dell’umano, ora specchio tragico di comportamenti omicidi, che persino travalicano le leggi di natura, ora quadro senza speranza di una ferocia che non può che ripetersi con l’avvicendarsi di ogni nuova generazione.

A meno che qualcuno (questa è la chiave interpretativa offerta dallo stesso autore), pur attraverso un percorso del tutto tortuoso, che pure lo squalifica agli occhi dei suoi simili, non riesca a riconquistare quel briciolo di umanità necessario ad arrestare il degrado in cui è invischiato e fare i conti con una condizione che paradossalmente gli appare innaturale.

 – Lo sai qual è la disciplina che meglio spiega il nuovo secolo? – disse ancora l’uomo.
Una leggere brezza marina scompigliava i capelli di entrambi.
 – L’etologia – si rispose il direttore tecnico. – Metti una volpe affamata davanti a un branco di conigli. Corri in una piazza piena di colombi e li vedrai volare. Trovami il colombo che non vola.
 – Non siamo animali, facciamo cose strane, – disse Michele.
Si sentiva sconcertato. Aveva le vertigini. Davanti a sé non c’era più Clara, ma i giorni che ancora dovevano arrivare. Lo spazio vuoto e spaventoso, un’immensa pagina bianca.
 – Facciamo quello che la natura ha deciso per noi, i limiti sono abbastanza chiari, – rispose l’uomo.
Michele lo guardò negli occhi. Che senso aveva, se lei non c’era più? Sentì un brivido alle gambe.
 – Ci comportiamo in modo assurdo, siamo imprevedibili, – disse allora e fu come muovere i primi passi senza che Clara lo tenesse per mano, avanzare in linea retta dopo aver gettato a terra le stampelle, – qualcuno in passato ha fatto per me qualcosa che non poteva fare. Azioni contrarie alle leggi di natura. Mi è stato fatto del bene senza nessun motivo pratico, e io adesso sto facendo questa cosa. Innaturale. Assurda anche per me. Un miracolo. Ci pensi.
Dopo essere stato nascosto per tanto tempo, iniziò a prendere forma. A Michele sembrava finalmente di vederlo. Il futuro. Splendido e feroce come la bocca spalancata della tigre di cui aveva letto da ragazzo.

Con periodi spesso molto brevi e parole precise come bisturi, Nicola Lagioia plasma un racconto complesso, che alterna i punti di vista per guadagnare spessore e sovverte ogni ordine cronologico allo scopo di restituire un senso ad una realtà altrimenti inconcepibile.

Così il lettore, al netto dell’impegno profuso per seguire una vicenda da subito coinvolgente ma poco chiara, viene via via ripagato da una narrazione che attraverso il velo della finzione manifesta vibranti squarci di realtà.

Leggere La ferocia, infatti, dà l’opportunità di osservare un artista al lavoro, ovvero un autore che, bisturi alla mano, passo dopo passo opera dei piccoli tagli sul tessuto della sua storia perché chi legge possa comprenderla senza prenderne immediatamente le distanze, fino ad accettarla, poiché alla fine essa altro non è che una sezione del nostro mondo.

Se è vero che il valore di una letteratura si misura sulla qualità dei romanzi che riesce a produrre, allora questo, col suo stile postmoderno e il tentativo di rilettura della società contemporanea che offre, è davvero un buon segnale.

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