Il decennio d’uno scrutatore d’umanità

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L’umano arriva dove arriva l’amore; non ha confini se non quelli che gli diamo.

La giornata d'uno scrutatoreFa uno strano effetto scoprire solo ora una parte del Calvino migliore e ancor di più non scoprirla tra le sue pagine fantastiche, che forse, d’altro canto, conosciamo meglio.

È invece un autore calato in una realtà strettissima quello che scrive La giornata d’uno scrutatore. Tanto lontano dal suo noto sperimentalismo, da temere che la preponderanza della riflessione sull’azione possa far pensare al saggio piuttosto che al romanzo. Tanto ancorato al dato circostante, da scegliere per il suo protagonista un nome – Amerigo – che si rivela sin da subito un trasparente alter ego per l’autore stesso.

Elezioni politiche del ’53: Italo/Amerigo, in qualità di scrutatore e intellettuale devoto alla causa del Partito Comunista, trascorre un’intera giornata al “Cottolengo” di Torino, impegnato a far sì che i voti di coloro che sono chiaramente incapaci di intendere e  volere non finiscano per gonfiare in modo illegittimo il consenso della DC. Accade però che le figure dei diversamente abili che incrocia in quello che appare a tutti gli effetti un mondo a parte, una città nella città, senza saperlo mettano in crisi il suo sistema di valori, la sua stessa idea di umanità, segnalando via via tutte le incongruenze della sua utopia.

Se il solo mondo al mondo fosse il “Cottolengo”, pensava Amerigo, senza un mondo di fuori che, per esercitare la sua carità, lo sovrasta e schiaccia e umilia, forse anche questo mondo potrebbe diventare una società, iniziare una sua storia…
Di una diversa possibilità d’essere dell’umanità ci si ricorderebbe come nelle favole, d’un mondo di giganti, un Olimpo… Come capita a noi: che forse siamo, senza rendercene conto, deformi, minorati, rispetto a una diversa possibilità d’essere, dimenticata…
E più la possibilità che il “Cottolengo” fosse l’unico mondo possibile lo sommergeva, più Amerigo si dibatteva per non esserne inghiottito, il mondo della bellezza svaniva all’orizzonte delle realtà possibili come un miraggio e Amerigo ancora nuotava nuotava verso il miraggio, per riguadagnare questa riva irreale…

Italo/Amerigo è dunque un uomo che si lascia mettere in scacco dalla realtà, che le consente di scandalizzarlo e di interrogarlo, di innescare quel rovello interiore di cui La giornata d’uno scrutatore rappresenta soltanto il prodotto ultimo.

Ad Italo occorre una travagliato decennio per raccontarci la giornata di Amerigo, ma naturalmente è vero anche il contrario: è la giornata di Italo (realmente vissuta, in due occasioni, nel 1953 e nel 1961) a segnare il decennio di Amerigo, il tempo evidentemente necessario a prendere le distanze dal dato stringente e stemperare le invettive democristiane; approfondire con umiltà e consegnare ai lettori questo straordinario scrutatore d’umanità.

Anche l’ultima città dell’imperfezione ha la sua ora perfetta, pensò lo scrutatore, l’ora, l’attimo, in cui in ogni città c’è la Città.

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