Diario di bordo di uno scoordinato di Paul Melki

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Diario di bordo scoordinatoL’autore di questo libro è affetto sin dalla nascita da un’infermità motoria e cerebrale che gli impedisce di camminare, parlare e vedere in modo sufficiente. Malgrado sembrasse condannato all’esistenza di un vegetale, i suoi genitori – un regista teatrale e una ballerina – si sono intensamente adoperati per fornirgli un’educazione a tutto tondo, nutrendolo con autori come Shakespeare, Kafka e Dumas, facendolo molto viaggiare e ricercando le pedagogie più adeguate a consentirgli una vita che fosse più libera possibile. Da quando, all’età di dodici anni, ha sperimentato un nuovo processo ortofonico (una comunicazione facilitata che gli consente di scrivere con l’aiuto di qualcuno che gli tiene la mano sulla tastiera) Paul Melki ha cominciato a scrivere poesie, racconti e persino un diario della sua adolescenza, il Diario di bordo di uno scoordinato.

È la storia di un’adolescenza diversa, illuminata da un irrefrenabile desiderio di vita e dalla scoperta di un amore appassionato per la parola. Con lucidità e rancore, ironia e lirismo, le pagine del diario insistono sulla gioia di esistere e sulla libertà negata, giungono a toccare il tema della fede, senza mai allontanarsi dalla quotidianità; criticano, ringraziano. Con profondità sorprendente, esse tracciano un profilo abbastanza chiaro del loro autore e non tralasciano nulla, facendoci scoprire il caratteraccio di Paul che rifiuta il pietismo, sbraita e definisce gli altri “gli handicappati delle relazioni”; la sua comicità tenera e sarcastica; la sua venerazione per la madre, che chiama la “libellula”, e il rapporto di amore-odio con il “faraone”, ovvero suo padre…

La scrittura di Paul Melki si compiace di reiterati giochi di parole e dà vita ad una lingua ibrida, capace di piegarsi alle diverse corde del suo animo. Il vocabolario, che all’inizio appare limitato, quasi diviso in categorie (il “grave” e il “ridicolo”), va evolvendosi in corso d’opera, fino a raggiungere una notevole varietà d’espressione, offerta talvolta a vaghezze inconsistenti e più spesso a liriche dal sapore decisamente ermetico o a figure di rara efficacia comunicativa.

A questo vivace talento per la scrittura si accompagna inoltre una notevole capacità immaginativa, come quando l’autore gioca a inventare le precedenti incarnazioni di chi gli sta intorno o tira fuori dal nulla insoliti intrecci o fulminanti associazioni mentali.

Tuttavia, lo stile non fa da solo la cifra dell’opera. Essa è francamente improponibile se letta di seguito, accumulando le pagine una dopo l’altra, senza cogliere quanto è nascosto tra le righe. Ogni parola va letta in relazione alla vita che lascia trasparire, alla crescita di Paul e ai cambiamenti nel suo rapporto con la parola, con la malattia e con la felicità, attraverso l’espressione di pensieri a lungo rimasti muti e la comunicazione con chi a vario titolo lo circonda.

Tutti veniamo al mondo con disabilità più o meno evidenti. La parola scambiata permette il disvelamento dell’inimmaginabile che giace in ciascuno di noi.

Ho deciso di scrivere questa corrispondenza epistolare, fiera, per restituire il giusto valore ai cambiamenti di vita degli handicappati, cambiamenti visibili quando sono riconosciuti dagli altri, dagli handicappati delle relazioni. Basta un sorriso, un’attenzione per nobilitarci. Facciamola corta: noi viviamo in mezzo agli altri, la nostra vita è pubblica! Per parlare di Paul bisogna mangiare con lui, bisogna leggere il libro di Paul, bisogna ridere insieme a lui. Per parlare di Paul dovete dimenticare le vostre certezze e venire a vedere il mostro, l’uomo. Lo Yeti pensa! Il microbo che ha causato il mio handicap è lo stesso che può porre questa domanda, si chiama ignoranza. Sì, voglio esprimere la mia gioia di scrivere, dal momento che non posso parlare. È incredibile per i benpensanti, ma io scrivo e canto come tutti gli altri. Canto odi e poemi per oltrepassare il mio essere, per esistere.

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