Rosa candida di Auður Ava Ólafsdóttir

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Rosa candidaMuschio, potrebbe essere questa la parola chiave.

Alla fine, quale miglior discrimine per valutare la propria disposizione d’animo nei confronti di quest’opera? Girate al largo se non siete in vena di una narrazione lieve e senza scossoni; questa lettura che si affronta come una passeggiata sulle soffici e scarne distese di muschio islandese non fa per voi, vi annoiereste alquanto. Ma se, invece, già ne pregustate l’odore e la semplicità ed è una bella dose di serenità ciò che state cercando, allora toglietevi pure le scarpe e cominciate a camminare: Rosa candida è il libro che fa al caso vostro.

Uno stile piano, privo di acuti, e una storia altrettanto lineare, intessuta di quotidianità, sono gli espedienti che permettono al lettore di entrare con discrezione nella mente candida di Arnljótur, protagonista e voce narrante del libro, il quale dice di continuo di avere ricorrenti pensieri sul corpo, suo e degli altri, eppure ritrovandosi da solo con una ragazza non fa che pensare alle sue talee o parlare di rose e di muschio.

E, in effetti, la vita compie per lui il suo girotondo proprio attorno alle piante, passione trasmessagli dalla defunta madre nello stesso luogo, una serra, nel quale concepisce sua figlia, frutto di una relazione occasionale. Arnljótur – o Lobbi, come il padre affettuosamente lo chiama – ha solo ventidue anni e questi due eventi finiscono con il segnare la sua esistenza, indicando il tempo maturo per un trapianto perché una vita nuova possa germogliare.

Il percorso di crescita del protagonista viene raccontato con una delicatezza per certi versi sin troppo femminile, ma tale da consentire pian piano al lettore la possibilità di mettere radici nel punto di vista di Arnljótur e assistere insieme a lui allo sbocciare di un senso nuovo. Egli scopre, infatti, che non esiste ai suoi occhi un fiore più luminoso della sua piccola Flóra Sól, un personaggio la cui vivacità non ha pari nel libro, rendendolo dal momento della sua comparsa di gran lunga più coinvolgente.

In questo senso, una particolare menzione va alla copertina, capace di rendere alla perfezione il tono del racconto, il tempo sospeso in cui un bocciolo si schiude e si rivela più tenero e profumato del muschio da cui incredibilmente è germogliato.

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    • Paura per cosa, Luca? Per il senso di precarietà che sembra vivere il protagonista? A me, nonostante quello, soprattutto nella seconda parte ha comunicato un’incredibile leggerezza: la cittadina tranquilla, il tempo sospeso di un giardino, il sogno di una famiglia e, sopra ogni cosa, la presenza della piccola che sembra riempire e colorare la sua vita…

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