La meccanica del cuore di Mathias Malzieu

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La meccanica del cuoreLa meccanica del cuore o, piuttosto, un cuore meccanico?

C’è la sensibilità di un automa in Jack, il protagonista di questa storia, il quale passa sopra a qualunque cosa, alla distanza, all’età, ai legami con gli altri, alla sua stessa salute, pur di conquistare l’oggetto del suo desiderio, Miss Acacia, una cantante spagnola dalle curve piccole e dalla grande miopia. Non la si può proprio chiamare “amore” questa passioncella dimentica di ogni gratitudine, incentrata solo sul possesso.

Né, d’altro canto, si rinviene alcunché in questo libro che possa in qualche modo rimandare all’opera visionaria di Tim Burton, come invece in molti si sono affrettati ad affermare, forse allettati dall’idea di una protesi inconsueta, un orologio a cucù, che Jack porta a supporto del cuore. Maniaci delle etichette, che parlano a vanvera di “gotico” solo per una vaga ambientazione ottocentesca e chiamano “favola” un racconto del tutto privo di una qualunque forma di tensione drammatica, che più si sforza di essere originale, poetico, simbolico, più si rivela piatto, patetico e inconsistente.

Come miele sugli ingranaggi, lo stile di Malzieu addolcisce magari la lettura in alcuni (rari) passaggi, ma per il resto non fa che ostacolarla, confondendo di continuo lirismo e simbolismo, tanto da rendere ardua, complice anche la vacuità del materiale di base, l’elaborazione di un senso al narrato. Non ne vale comunque la pena.

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