Life is sweet

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Di parole si può vivere? Ce l’eravamo chiesti in un post di qualche tempo fa, citando una canzone di Max Gazzè per raccontare la bella storia della fondazione Parole di Lulù e del viaggio in Sudan che Niccolò, Max e Daniele avevano intrapreso per recapitare il contributo raccolto insieme a “Medici con l’Africa CUAMM”.

Parole che fanno bene avevamo all’epoca commentato, citando l’omonima canzone di Fabi. Un bene che sembrava aver toccato per primi i benefattori, almeno a giudicare da questo tweet condiviso da tutti e tre:

Ma chi poteva immaginare, parafrasando stavolta Daniele Silvestri, che intanto le loro dita tessevano parole? In quel viaggio a quanto pare magico, i tre hanno composto una canzone da cui traspare in modo contagioso tutta la loro passione per la vita e per la musica. Una creazione originale anzitutto da un punto di vista artistico, una mescola esplosiva in cui – come qualcuno ha già giustamente osservato – rimane comunque ben riconoscibile l’impronta caratteristica di ciascuno degli autori. L’intelligente ironia di Daniele Silvestri, il lirismo concettuale di Max Gazzè e il minimalismo esistenzialista di Fabi producono un’opera ad ogni ascolto sempre più convincente, che si giova di una musicalità nient’affatto banale e di un ritmo che pure non piega le esigenze del testo. Tutto, dalla costruzione d’ensemble alla scelta di una lingua a suo modo universale come l’inglese per il titolo, testimonia quanto sia dolce la vita, anche nelle condizioni più avverse, a patto che si tratti di un viaggio davvero condiviso.

Perché l’ultimo che passa vale come il primo…

Disteso sul fianco
passo il tempo, passo il tempo
fra intervalli di vento e terra rossa.
Cambiando cambiando prospettive,
cerco di capire il verso giusto,
il giusto slancio per ripartire.

Questa partenza è la mia fortuna,
un orizzonte che si avvicina…
Sotto il mio camion c’è la mia cucina
e intanto aspetto aspetto aspetto
che il fango liberi le mie ruote,
che la pianura calmi la paura,
che il giorno liberi la nostra notte…
tutti insieme, tutti insieme!

Ma tutti insieme siamo tanti, siamo distanti,
siamo fragili macchine che non osano andare più avanti;
siamo vicini ma completamente fermi,
siamo i famosi istanti divenuti eterni.
E continuare
per questi pochi chilometri
sempre pieni di ostacoli e baratri
da oltrepassare,
sapendo già che fra un attimo ci dovremo di nuovo fermare…

Da qui passeranno tutti o non passerà nessuno,
con le scarpe nelle mani, in fila uno ad uno.
Da qui passeranno tutti, fino a quando c’è qualcuno,
perché l’ultimo che passa vale come il primo.
Life is sweet!

Un ponte lascia passare le persone,
un ponte collega i modi di pensare
un ponte chiedo solamente,
un ponte per andare andare andare…

E non bastava già questa miseria,
alzarsi e non avere prospettiva;
e le punture quando viene sera
e la paura, la paura…

La paura che ci arresta, che ci tempesta,
non insetti che volano ma proiettili sopra la testa.
È una puntura ma direi che è un po’ diversa…
La cura c’è, ma l’aria non è più la stessa

E continuare
non è soltanto una scelta,
ma è la sola rivolta possibile.
Senza dimenticare
che dopo pochi chilometri ci dovremo di nuovo fermare.

Da qui passeranno tutti o non passerà nessuno,
con le scarpe nelle mani, in fila ad uno ad uno.
Da qui passeranno tutti, fino a quando c’è qualcuno
perché l’ultimo che passa vale come il primo.
Life is sweet!

A prescindere dal tempo, che è un concetto qui inutilizzabile,
mi basterebbe avere un posto giusto da raggiungere…

Da qui passeranno tutti fino a quando c’è qualcuno,
perché l’ultimo che passa vale come il primo.
Life is sweet!
(don’t you think that life is just so sweet?)
Life is sweet!

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