True Detective

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True Detective

“Everybody wants some cathartic narrative”

Il problema dei finali è che devono essere soddisfacenti, almeno in proporzione alle attese generate dalle storie che vanno a concludere. Lo spettatore (o il lettore) deve essere ricompensato con un’acquisizione di senso per aver seguito il racconto, con un cerchio che si chiuda e dia compimento al narrato. In questo senso, il giudizio sul finale anticlimatico di True Detective non è che la conseguenza delle buone aspettative maturate soprattutto nei primi episodi di questa serie tv.

Alla fine, True Detective si è rivelato per quell’esercizio virtuosistico che era fin dall’inizio. Bello da vedere? Senza dubbio. Affidare la regia al solo Cary Joji Fukunaga per tutti gli otto episodi ha conferito alla stagione la coerenza di un concept artistico, in cui ai grandi spazi aperti della Louisiana si alternava il chiuso di abitacoli e stanze di ufficio, quasi a richiamare la locked room della mente, il posto misterioso e inconcepibile che genera “i mostri alla fine dei sogni”.

Altrettanto interessante da seguire? Dannatamente, ma solo fino a un certo punto. Fino a quando, cioè, per l’autore Nic Pizzolatto non è stato necessario tirare le fila del racconto e far emergere quanto il gioco dei cliché, la narrazione su diversi piani temporali, la commistione di generi e gli echi letterari lasciavano intendere e lievitare nella locked room dello spettatore. Niente, a quel punto, poteva soddisfare le suggestioni scatenate lungo il percorso.

Anche grazie alle buone prove dei due protagonisti (il premio Oscar Matthew McConaughey e Woody Harrelson), nel complesso lo show si rivela a tratti mesmerizzante, capace di suscitare inquietudini e riflessioni (forse perfino al di là degli intenti), pur combinando – con bravura – diversi stereotipi di genere.

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  1. Boh, ma cosa volevi di più da questa serie? Ok, il caso con cui si confrontano i detective non è tra i più originali del mondo, ma definire la serie come un virtuosismo pieno di cliché, mi sembra un tantino sopra le righe. Non ricordo un’altra serie dello stesso genere all’altezza di true detective. Forse sono in disaccordo perchè non sono tipo da suggestioni. Comunque sia parere diverso che trovi, confronto di idee trovato! Ottimo 🙂

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    • Ciao, Davide! Intanto, grazie per aver lasciato il tuo parere.
      Forse dal mio commento non traspare, ma ho apprezzato davvero tanto TD (e guarderò con gusto la seconda stagione) almeno fino al “mostro in fondo al sogno”: quello per me – a livello narrativo – è stato il momento di massimo hype, che il resto non è stato in grado di soddisfare. In particolare, l’ultimo episodio: scena finale davvero toccante, ma l’ho vissuta come un facile epilogo rispetto a come avevamo conosciuto Rust e Marty fino a quel momento. E poi cos’è Carcosa? Cosa di preciso The king in yellow? Pensavo sarebbero stati elementi della mitologia della serie (o della stagione visto come si struttura TD), invece si sono rivelati “solo” riferimenti letterari di genere a Bierce, Chambers, Lovecraft. Elementi, peraltro, ben mescolati (in questo senso stereotipi reinventati), con la stessa (virtuosistica) maestria riservata alla fotografia, alla regia, alla recitazione e anche alla scrittura (ma con riserva per il finale).

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      • True Detective ha camera fissa sui due protagonisti. Nessuno dei due scopre che cos’è Carcosa o cosa significa The yellow king, in un contesto del genere non ti possono fare vedere cosa non scoprono. Anche perchè sarebbe un vero e proprio contro senso nei riguardi degli episodi precedenti. Sono domande da serie, troveranno risposta. Nelle altre stagioni di qualche cosa si dovranno occupare! 🙂 In questa hanno scelto di dedicarsi alla psiche dei due protagonisti lasciando un’importanza relativa al caso stesso su cui lavorano.

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        • Il focus sui personaggi è uno dei punti di forza di questo racconto.
          Da quello che ho capito, leggiucchiando in giro, ogni stagione sarà indipendente dall’altra, perciò potremmo non sentir parlare più di Carcosa, che rimarrebbe così un elemento di contorno. Oppure, chissà, magari con altre storie e altri personaggi potrebbe riemergere prima o poi…

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