La ragazza col tortellino di perla: luci e ombre della mostra bolognese

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mostra Bologna

Se alla fine si lascia Palazzo Fava con un lieve disappunto non è certo per la grande aspettativa generata dall’evento, in esclusiva europea, dei tesori del Mauritshuis in mostra a Bologna.

Evento che, comunque lo si guardi, ha tutti i crismi dell’eccezionalitàLa ragazza, al pari di tutte le grandi opere d’arte, non avrebbe mai dovuto spostarsi dalla sua casa a L’Aia, eppure, quando quasi tre anni fa la Pinacoteca Reale ha chiuso i battenti per importanti lavori di restauro, la direzione del museo ha deciso di concederle un giro per il mondo. La ragazza è stata così ammirata a Kobe e a Tokyo, in Giappone, e quindi negli Stati Uniti, a San Francisco, Atlanta e New York, dove si sono create file imponenti anche per ammirare uno solo dei membri della sua corte. Avrebbe già fatto ritorno in Olanda senza ulteriori soste se l’intervento di Marco Goldin, poi curatore della mostra, non avesse reso a Bologna l’onore senza precedenti di ospitarla per l’ultima volta prima del definitivo ritorno a casa.

Il codazzo di opere che l’hanno seguita nella cornice comunque suggestiva di Palazzo Fava è anch’esso di tutto rispetto. Divisi per sale in base alla tipologia dei soggetti, troviamo quadri di Rembrandt accanto a quadri di autori meno noti eppure tutte a loro modo conturbanti. Si passa dalla quotidianità di alcune scene di interni (spesso intrisa di intenti morali ma talvolta raccontata persino con toni ironici) all’alterigia dei ritratti (fra cui spicca per contrasto la gioia colorata della Suonatrice di violino), alle vedute di paesaggi con cieli soverchianti e alle nature morte fra le quali quel cardellino per cui un libro sta risvegliando un inedito interesse. Un totale di trentasette dipinti di cui un’illuminazione più che azzeccata esalta la lucentezza della pittura a olio.

Infine c’è lei, un’immagine che è ormai un’icona, l’opera che ha guadagnato un tardivo riconoscimento per la sua eloquenza contemporanea: il catalizzatore dell’evento, la ragazza che dà il volto a una bellezza inafferrabile. A lei è dedicata un’intera sala, le luci basse, solo lei al centro della scena. È la più grande delusione di tutta la mostra.

Beninteso, non è Vermeer a tradire le attese, ma l’allestimento che viene preparato attorno al suo capolavoro. Proprio l’illuminazione che valorizza tutti gli altri quadri nell’ultima sala viene meno. Poco male se le luci sono così soffuse da rendere a malapena leggibili i pannelli informativi, ma La ragazza con l’orecchino di perla ha delle dimensioni troppo ridotte per brillare da sola negli occhi dei suoi numerosi ammiratori (i quali, peraltro, per arrivare fin lì hanno dovuto sgomitare non poco in spazi piuttosto angusti per il numero di quadri esposti).

Per la ragazza era l’ultima uscita e ne valeva comunque la pena. Eppure alla fine si lascia Palazzo Fava con un lieve disappunto.

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