La punta dell’iceberg

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Le canzoni sono fatte anche di suggestioni e se è perlopiù la musica deputata a regolare l’atmosfera, alle volte può bastare una sola parola per metterci i brividi.

Lo intuiamo già dal titolo che la storia raccontata da De Gregori in Titanic avrà un esito tragico. Non serve che l’autore lo espliciti nel testo, tanto è nota la tragedia del transatlantico; anzi, è proprio questo sottotesto, in contrasto con le speranze degli emigranti e il ritmo ballabile della canzone, a conferire un tono agrodolce al racconto di questi uomini che partono con l’illusione di una vita nuova e invece vanno incontro alla morte.

presagi di certo non mancano, ma come interpretarli? Non capita anche a noi di comprenderli solo a fatti compiuti? La finezza del De Gregori narratore sta tutta nel reiterarsi di una parola, che passa quasi inosservata mentre preannuncia il peggio: quello che tintinna nei brindisi al futuro, il simbolo della durezza di una vita quasi alle spalle, inevitabile come gli occhi di uno straniero che ci ammalia, è lo stesso ghiaccio che a tutto porrà una fine.

La prima classe costa mille lire, 
la seconda cento, la terza dolore e spavento…
e puzza di sudore dal boccaporto 
e odore di mare morto. 
Sior Capitano, mi stia a sentire, 
ho bell’e e pronte le mille lire, 
in prima classe voglio viaggiare 
su questo splendido mare. 

Ci sta mia figlia che ha quindici anni ed a Parigi ha comprato un cappello, 
se ci invitasse al suo tavolo a cena come sarebbe bello. 
E con l’orchestra che ci accompagna con questi nuovi ritmi americani, 
saluteremo la Gran Bretagna col bicchiere tra le mani 
e con il ghiaccio dentro al bicchiere faremo un brindisi tintinnante 
a questo viaggio davvero mondiale, a questa luna gigante. 

Ma chi l’ha detto che in terza classe, 
che in terza classe si viaggia male?
Questa cuccetta sembra un letto a due piazze, 
ci si sta meglio che in ospedale. 
A noi “cafoni” ci hanno sempre chiamato,
ma qui ci trattano da signori, 
che quando piove si può star dentro 
ma col bel tempo veniamo fuori…

…su questo mare nero come il petrolio ad ammirare questa luna metallo 
e quando suonano le sirene ci sembra quasi che canti il gallo. 
Ci sembra quasi che il ghiaccio che abbiamo nel cuore piano piano 
si vada a squagliare in mezzo al fumo di questo vapore di questa vacanza in alto mare. 
E gira gira gira gira l’elica e gira gira che piove e nevica, 
per noi ragazzi di terza classe che per non morire si va in America. 

E il marconista sulla sua torre, 
le lunghe dita celesti nell’aria, 
riceveva messaggi d’auguri 
per questa crociera straordinaria. 
E trasmetteva saluti e speranze 
in quasi tutte le lingue del mondo, 
comunicava tra Vienna e Chicago 
in poco meno di un secondo. 

E la ragazza di prima classe, innamorata del proprio cappello, 
quando la sera lo vide ballare lo trovò subito molto bello. 
Forse per via di quegli occhi di ghiaccio così difficili da evitare, 
pensò “Magari con un po’ di coraggio, prima dell’arrivo mi farò baciare”. 
E com’è bella la vita stasera, tra l’amore che tira e un padre che predica, 
per noi ragazze di terza classe che per non sposarci si va in America,
per noi ragazze di terza classe che per non sposarci si va in America.

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Una risposta »

  1. Da piccolo, d’estate, era una melodia dolcissima, passata (per miracolo) dal gestore (semi-illuminato) del lido. Ogni anno, sempre quel disco..e col tempo imparavo a gustarne prima la melodia, poi l’amarezza, poi la speranza, poi l’attualità.

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