Il lento spostamento delle costellazioni attraverso la tua pelle

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Julio Cortàzar, breccia

Il 12 febbraio di trent’anni fa Julio Cortázar spiccava l’ultimo salto dal suo personale gioco del mondo. A seguito di un intervallo di circa quarantotto ore, il sottoscritto atterrava sulla prima casella.

Un giorno, un solo giorno. Direi che ci siamo praticamente sfiorati, se non fosse che lui il giro del giorno lo compiva in ottanta mondi.

Eppure per poco i nostri piedi non hanno toccato terra insieme. Non è la prima volta che mi ci soffermo, eppure mai prima d’ora avevo trovato qualcuno che condividesse questo pensiero.

Gli amisci de Il Secolo Corta si sono detti che se siamo ancora qui a parlarne, a leggerne e a scriverne, qualcosa di Julio deve esserci ancora, da qualche parte. Il Grullo vuole soltanto aggiungere la diretta testimonianza di Cortàzar, alle prese con il baratro ancor più tragico che lo ha separato da Carol Dunlop, la sua Orsetta.

Le parole, quelle che i libri intrecciano, hanno il potere di connetterci la parte invisibile della vita. Oggi a Julio Cortázar, Enormìsimo Cronopio, voglio pensare così:

Dopo tanto aspettare e non sapere come e quando affrontare questo desiderio puro e senza forma, di colpo vedo una porta. Davanti alla tomba dell’Orsetta, parlandole di tante cose e del fatto che sto cominciando a tradurre i suoi racconti, d’improvviso penso alle centinaia di testi suoi sparsi e frammentati che non ho ancora letto. Mi chiedo se la fusione di quei testi con il mio (senza mescolare i discorsi, certo) non sia il modo di farli diventare un libro, cosa altrimenti impossibile, e che quel libro sia, come il Parigi-Marsiglia, di nuovo il nostro libro.

Adesso leggerò i suoi testi, e sceglierò. Spero che le cose mie nascano ricamate dalle sue. Come vorrei che scrivessimo ancora insieme molte pagine, Orsetta. Credo che lo faremo, voglio che lo facciamo. Saremo di nuovo insieme, Orsetta.

Julio Cortázar, Il lento spostamento delle costellazioni attraverso la tua pelle

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