Un film palindromo

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È l’intrigante idea di Yann Pineill: raccontare, attraverso un cortometraggio, una storia che è una perfetta simmetria di forme, immagini, suoni, tempi.

L’espediente – e qui sta gran parte della suggestione – non è solo formale. La storia, infatti, procede secondo uno sviluppo speculare, articolandosi cioè in due parti di cui la seconda è la riproposizione al contrario della prima, con le immagini come ribaltate davanti a uno specchio.

Uno specchio, però, che il livello diegetico attraversa senza traumi, consegnando allo spettatore non una storia che ritorna in modo innaturale sui propri passi, per finire così come era cominciata, ma un prosieguo e una conclusione che invitano a cogliere le rifrazioni dei diversi elementi per trovare un senso già prevedibile, eppure sorprendente.

Un altro modo, insomma, suggestivo e non privo di lirismo, per affermare con il Grullo che è il racconto che fa la storia.

 

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