Due cuori e una valigia

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Giuliana Cusino, "Sto facendo tardi" disse il Bianconiglio... (2012)

Giuliana Cusino, “Sto facendo tardi” disse il Bianconiglio… (2012)

Il curioso incontro con Humpty Dumpty vale almeno ad Alice qualche chiarimento sulla poesia del Jabberwock. Niente di che, intendiamoci: nel complesso il testo rimane oscuro, quasi un puro nonsense, e tuttavia svela almeno in parte il meccanismo linguistico attraverso il quale, ad ascoltar la filastrocca, la ragazzina sente la testa come piena di idee che però non sa identificare. L’uovo a cavalcioni sul muro, infatti, le spiega come in realtà alcune di quelle parole siano nate dall’unione di altre già esistenti e di cui fondono il significato.

You see it’s like a portmanteau – there are two meanings packed up into one word!

All’epoca in cui Carroll ne fece uso, il termine portmanteau si riferiva a una grande borsa da viaggio divisa in due scompartimenti, di modo che si potessero trasportare gli abiti in modo ordinato. Doveva essere un semplice paragone, ma il gioco linguistico evidentemente piacque così tanto che pian piano fu adottato come nuova strategia comunicativa e gli fu dato proprio il nome di quella valigia che nel frattempo era caduta in disuso.

Mentre in Francia e in Germania, “portmanteau” venne tradotto con l’espressione “parola-valigia”, noi italiani abbiamo preferito affidarci a un’altra immagine e chiamare “parola-macedonia” ciò che in un linguaggio più tecnico viene più correttamente definito “neologismo sincratico” o “composto aplologico”.

Se ci pensate bene, nell’uso quotidiano non vi facciamo granché ricorso, se non quando andiamo in “cartolibreria” o apprezziamo la “scioglievolezza” di alcuni cioccolatini in effetti molto buoni. Più di frequente, invece, prendiamo in prestito parole-macedonia da altre lingue (come ad esempio “smog”, prodotto della fusione fra  “smoke” e “fog”), salvo poi sbizzarrirci nei contesti giocosi, sia che si tratti di apprendimento ludico, di strategie pubblicitarie o puro divertissement.

Un caso del tutto eccezionale, ritengo, è rappresentato dall’adattamento italiano del lungometraggio animato Alice nel paese delle meraviglie, nel quale il traduttore potendo molto semplicemente sostituire White Rabbit con Coniglio Bianco opta a sorpresa per Bianconiglio. E se pure Gatto del Cheshire non fosse la soluzione più eufonica, non è sorprendente che abbia inventato un pormanteau quale Stregatto, come del resto accade con Brucaliffo? Felicissima traduzione! Non solo per il suo indubbio valore letterario, che, caso più unico che raro, arricchisce non di poco l’originale, ma anche perché, volutamente o meno, riesce ad applicare alla perfezione la poetica e l’estetica dell’autore.

Il cerchio si chiude alla perfezione e a Carroll va, almeno idealmente, la soddisfazione di aver inciso con le sue opere nell’immaginario comune e di averlo fatto tanto in profondità da lasciare un segno permanente persino nella lingua. Se non è il sogno di ogni narratore, poco ci manca.

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