L’iperlibro di J.J. Abrams

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Ship of Theseus

Si chiama S. l’ultima fatica letteraria di J.J. Abrams. Già, letteraria. Il creatore di serie tv come Alias, Lost e Fringe, che ha impresso il suo marchio, per quanto controverso, nella storia del racconto seriale, si è cimentato stavolta, in collaborazione con Doug Dorst, professore di scrittura creativa all’università del Texas, con la scrittura di un libro. E naturalmente  l’ha fatto a modo suo.

La trama di S. è semplice. Uno sconosciuto si risveglia in un luogo ignoto e non troppo rassicurante, senza la minima idea di come ci sia arrivato: questo l’incipit di Ship of Theseus, ultima opera del geniale e inafferrabile V.M. Straka. Nell’introduzione, il suo traduttore, F.X. Caldeira, si premura di farci sapere che nessuno pare averlo mai incontrato, né esistono dati o immagini che possano rendere conto della sua identità, sulla quale peraltro si specula da lungo tempo. A questo mistero dedica i suoi studi un giovane ricercatore di nome Eric, il quale non si fa scrupolo di sottolineare e annotare la copia del libro presa in prestito da una biblioteca universitaria. La stessa che Jen, studentessa alle prime armi, acquisisce e  annota man mano a sua volta, dando il via a uno scambio serrato fra le righe del libro, ma che ne trascenderà le pagine, riempendole di cartoline, ritagli di giornale, vecchie epistole, fogli manoscritti… Va bene, avete ragione: la trama non è affatto semplice. Ma non è questo a rendere complessa la lettura.

Infatti, S. ha così tanti piani di lettura che persino descriverlo è difficile. S. è un cofanetto che contiene Ship of Theseus, un tomo che possiede in tutto e per tutto l’odore e l’aspetto di un libro vecchio: una lettura di per sé accattivante, ma S. non si limita a questo. S. è un libro dentro un libro. Ship of Theseus presenta le grafie ben distinte di Eric e Jen che annotano intuizioni e interrogativi lungo i margini, allegano tra le pagine i documenti che ne approfondiscono la ricerca tra le righe e fra un’avventura e l’altra si rivelano attraverso le loro stesse parole. S., dunque, è il racconto di due letture incrociate. S. è un iperlibro.

Non ho una definizione migliore. So che Borges avrebbe adorato questo oggetto meraviglioso (con le sue impeccabili descrizioni di fatti storici mai avvenuti) e con lui tutti gli amanti dei libri e delle storie che raccontano, dei pensieri che ci suscitano e di quanta parte di noi e del nostro immaginario leghiamo ad essi. Con S., Abrams ci regala un’opera sull’avventura di leggere e lo fa con quella sua ipnotica capacità di raccontare che non ti abbandona neanche dopo l’ultima pagina, o l’ultimo episodio.

Aspettiamo di poter leggere presto questa meraviglia in italiano; intanto, ecco una delle anteprime rilasciate sulla rete.

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  1. Pingback: S. La nave di Teseo di V.M. Straka | il Grullo Parlante

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