The day of the Doctor

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The fall of Gallifrey no more

Steven Moffat ce l’ha fatta. Dopo aver aver introdotto (già nell’era Russell T. Davies) la moglie del Dottore e averci presentato nell’ultima stagione una companion che toglierà le castagne dal fuoco a tutte le sue incarnazioni, in questo episodio speciale lo showrunner è riuscito ad apporre una firma indelebile sulla serie più longeva della storia, modificandone la mitologia in modo irreversibile.

“Run you clever boy and remember.”
Ovvero una delle scappatoie più spesso utilizzate dal Dottore: correre! Nello speciale che ne celebra i cinquant’anni scopriamo che c’è solo una cosa dalla quale non ha mai smesso di fuggire: se stesso e il giorno in cui ha sterminato tutti i suoi simili. “Il guerriero” è quella parte di sé di cui ha voluto cancellare il ricordo, ricusata a tal punto da provare in seguito un’avversione quasi epidermica per qualsiasi tipo di arma. Nelle situazioni più estreme e svantaggiose si può sempre correre!

“Bad Wolf.”
Eppure, lo vediamo imbracciare un fucile e impossessarsi dell’arma con la quale è intenzionato a travolgere l’intero pianeta con i suoi aggressori. John Hurt risulta molto credibile nei panni di questo Dottore così esasperato dalla guerra da volervi porre fine con un atto di forza. Per fortuna, il Momento ha una coscienza (e un volto che non ci saremmo aspettati) e il tutto comincia ad assumere una valenza metanarrativa. L’arma capace di cambiare per sempre la storia è la scelta di un attimo: c’è qualcosa di dickensiano in questa interfaccia che conduce il Dottore, alle soglie di un momento fatidico, a fare visita ai suoi fantasmi del futuro e del passato.

“Fezzes are cool.” 
Così, per la prima volta, ci sono ben tre Dottori a trovarsi faccia a faccia e (per la gioia degli appassionati) le citazioni si sprecano: è tutto un turbinare di fez, regine vergini, compensazioni, sciarpe colorate, unità speciali, scarpe di tela, targhe, curatori… E Moffat lo cuce con grande ironia e senso del racconto. Ci mostra pezzi della storia a cui il Dottore finora aveva solo alluso, inscrivendoli, però, nell’ambito di un nuovo racconto, che cambia il segno di quello che è l’avvenimento più importante della storia del Dottore.

“Everybody lives!” 
Quella che viene rappresentata è una vera e propria riconciliazione, non solo interiore. Dal confronto con il passato a cui si era sempre sottratto, emerge un Dottore rinnovato e le conseguenze si riverberano su larga scala: Gallifrey è salva e lo scontro con i villains di turno (alieni mutaforma la cui funzione, tra l’altro, è quella di sottolineare il tema del doppio) si conclude senza vittime, con un trattato di pace.

“Spoilers…” 
Ora il Dottore sa dove sta andando e per una volta tradisce la regola (in verità di River) sulle anticipazioni, rivelando al precedente se stesso (un David Tennant che sembra non aver mai dismesso l’impermeabile e le sneakers) il destino che li attende a Trenzalore, dove il silenzio cadrà e con lui l’Undicesimo. Ma questa è già materia del prossimo speciale natalizio, quello in cui Matt Smith si congederà da noi e lascerà il posto a Peter Capaldi, già comparso qui in un piccolo cameo.

The day of Doctor.
Il 23 novembre è stato davvero il giorno del Dottore, quello in cui (dentro e fuori dal racconto) abbiamo potuto celebrare insieme a lui la sua storia. Grazie a Steven Moffat (e a Rai 4 che, pur doppiandolo, ha trasmesso in Italia l’evento in diretta).

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