I cavalieri del congiuntivo

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...questo è il dilemma del gatto di Schroedinger.

…è questo il dilemma del gatto di Schröedinger.

Ogni visita alla biblioteca di Babele è un po’ come una passeggiata nel giardino dei sentieri che si biforcano, un’esplorazione delle situazioni umane per mezzo del prisma dell’immaginazione. Attiene alla natura della narrazione, infatti, congiuntivizzare la realtà, ovvero attualizzare i “cosa se…?” e scandagliare i mondi alternativi che ne scaturiscono per gettare una luce nuova su quelli che abitiamo.

Non è, dopotutto, la condizione paradossale della lettura quella di astrarci temporaneamente dal mondo per trovargli un (altro) senso?

Il racconto, perciò, non è mai una finestra trasparente sul reale, poiché possiede una proprietà in-formante, finisce cioè col plasmare la stessa esperienza su cui è plasmato, ottenendo riflessi e riflessioni su quanto è possibile. Va per questo considerato alla stregua di una vera e propria modalità della conoscenza, peraltro basata sul medesimo funzionamento del cervello umano, all’interno del quale il pensiero, muovendosi lungo collegamenti neuronali numerosi come le stelle della Via Lattea, procede e si sviluppa per continui dilemmi.

Proprio in virtù di tale meccanismo, si può allora ben capire come, a vario titolo, ogni narratore sia un “cavaliere del congiuntivo”: ne sia riprova il fatto che, talvolta, alcuni fra questi sognatori riescano persino a prevedere con un certo grado di approssimazione gli sviluppi dell’umanità.

Se ricordate, avevamo già parlato di come Calvino avesse in qualche modo anticipato la scoperta del bosone di Higgs e ulteriori esempi non scarseggiano certo. Basta pensare alla Guida galattica per gli autostoppisti che Douglas Adams descrive nell’omonima “trilogia in cinque libri” (!) e si rinverrà un antesignano dei moderni tablet, oppure dare uno sguardo al modo in cui Don De Lillo, nel suo Cosmopolis, abbia precognizzato l’attuale stato dell’economia mondiale…

A quanto pare, dunque, occorre prestare fede ai racconti. Schliemann, che ne prese alcuni sul serio, riportò alla luce le spoglie della città di Troia, per secoli ritenuta confinata all’invenzione omerica, e restituì la rocca di Ilio alla storia.

Cosa saremmo senza l’ausilio di ciò che non esiste?

Erik Orsenna, I cavalieri del congiuntivo

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