Il lato positivo – Silver linings playbook

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Silver Linings Playbook

Le ottime prestazioni di tutti gli attori (credibili nelle situazioni-limite imposte dalla tematica) e la raffinata colonna sonora di Danny Elfman non bastano al regista David O. Russell per essere coraggioso fino in fondo nel suo adattamento del libro di Matthew Quick. Al di là di ogni cambiamento nella trama, infatti, il film non coglie appieno l’occasione di raccontare il disagio comune a tutti i personaggi, poiché alla fine lo risolve e lo annulla con la ricetta magica della buona compagnia.

L’incontro tra Pat e Tiffany, in realtà, genera anche qualcosa di più complesso, ma la pellicola, al pari del suo protagonista, alterna due differenti registri. Se per una buona metà intrattiene con intelligenza, galleggiando su quel livello tragicomico grazie al quale riesce a far sorridere mostrando la difficoltà di Pat (e dei genitori) a convivere con il suo disturbo bipolare, nell’ultima parte, invece, finisce per incanalarsi nei binari della più prevedibile commedia romantica e approda a un finale piuttosto blando.

Non è un film memorabile, ma ha fatto guadagnare alla Lawrence l’Oscar della consacrazione. Non spicca per originalità, ma tratta con tatto un tema non comune ed esalta il valore delle relazioni. Non è una narrazione corale, ma si concede dei gregari di lusso, fra cui un brillante De Niro. Come dire che c’è sempre un lato positivo.

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