Hic sunt dracones

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hic sunt dracones

Ci sono segnalibri fedeli come una nave al suo capitano. Libro dopo libro, solcano la spuma delle pagine, gettando l’ancora in porti sempre più lontani, finché prima o poi non finiscono per naufragare contro una quarta di copertina o si inabissano in qualche cassetto.

Ci sono segnalibri inutili e preziosi, come biglietti di un treno che è già passato. Ormai inservibili per un nuovo viaggio, rimangono quali pegni dell’avventura vissuta con il libro: sono legati ad esso, adagiati tra le sue pagine, a segnare un passaggio, a distinguerlo dai tanti che su quella stessa tratta si avvicendano.

Ci sono segnalibri inamovibili come lapidi. Restano inchiodati nella carta, indicando il fallimento della spedizione per la quale erano stati ingaggiati. Inghiottiti dalle pagine di libri abbandonati per sempre, monito per chiunque pensi di ritentare l’impresa. Hic sunt dracones sembrano dire, con la stessa dicitura utilizzata nelle mappe antiche per descrivere i territori più estremi di cui nulla si poteva immaginare, se non che fossero abitate da mostri.

Hic sunt dracones: pagine e pagine di lande sconosciute oltre quel segnalibro, un attraversamento da cui siamo stati vinti come la Compagnia dell’Anello dalle nevi del Caradhras. Altri viandanti ne riportavano notizie, sostenevano si trattasse di un viaggio imperdibile, “alla nostra portata” testimoniavano; eppure noi abbiamo desistito, ci siamo trascinati fin quanto potevamo e quando non siamo più riusciti ad avanzare oltre abbiamo abbandonato il segnalibro tra le grinfie della carta.

Non una situazione poi così rara, vero? Come si premurano di ricordarci lettori del calibro di Calvino e Pennac, interrompere o sospendere una lettura è un diritto che possiamo esercitare a piacimento, visto che cambiare strada non è sempre una fuga o un insuccesso.

Nel mio personale cimitero degli elefanti giacciono, ad esempio, Ulisse di James Joyce e Il giuoco delle perle di vetro di Hermann Hesse, fra le cui righe ho pure pescato amuleti, senza però mai riuscire ad afferrare i fili più saldi dell’intreccio narrativo.

Essi tuttavia rappresentano una sfida. Come già accaduto altre volte, attendono solo il loro momento: verrà un giorno in cui tenterò di nuovo di riscattare i segnalibri che tengono in ostaggio.

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  1. Io mi sono bloccato su “I fratelli Karamazov”, che non è proprio una passeggiata, da dell’autore ho letto quasi tutto, quindi sapevo a cosa andavo incontro. Ma niente. Ogni tanto lo guardo, è come se mi sfidasse. Ma non mi sono ancora arreso. Sto solo raccogliendo le forze. Dici bene, ormai è una sfida, sfida che vincerò, se non altro per rispetto all’autore

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