Cuore di pietra

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Si fa presto a dire “cuore di pietra” e a pensare subito a un soggetto algido, spietato, privo di sensibilità. Eppure, c’è pietra e pietra…

Riconoscete fra questi il nostro ?

Riconoscete fra questi il nostro Pietro?

La mia città, ad esempio, ha un cuore di pietra leccese, che la rende magnificente e solare. Un materiale così malleabile ha consentito agli artisti di darle un volto ricco di sfaccettature, su cui il sole risplende e produce piccole ombre che esaltano i dettagli. Le facciate delle chiese traboccano di simboli e di frutti, raccontano il senso trascendentale della storia e della natura.

Non uno spazio rimane vuoto, la pietra non ha pace finché non esplode in un fiorire di forme. Altroché: la mia città ha un cuore di pietra, la mia città ha un cuore caldo.

Per i pochi che ancora non la conoscessero, ecco due succulenti assaggi di Lecce.

Biancamente dorato
è il cielo dove
sui cornicioni corrono
angeli dalle dolci mammelle,
guerrieri saraceni e asini dotti
con le ricche gorgiere.
Un frenetico gioco
dell’anima che ha paura
del tempo,
moltiplica figure,
si difende
da un cielo troppo chiaro.
Un’aria d’oro
mite e senza fretta
s’intrattiene in quel regno
d’ingranaggi inservibili fra cui
il seme della noia
schiude i suoi fiori arcignamente arguti
e come per scommessa
un carnevale di pietra
simula in mille guise l’infinito.

Vittorio Bodini, Lecce

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