Pietro leccese

Standard

Ormai quasi un anno fa, il piccolo Pietro ha sorpreso tutti noi che lo aspettavamo con la sua impazienza di venire al mondo: ha rotto ogni indugio e si è presentato senza preoccuparsi troppo (lui) del largo anticipo.

Più o meno nello stesso periodo, mi era stato chiesto di scrivere una breve storia che presentasse ai più piccoli il mestiere dello scultore. Mentre le davo forma nella mia testa, mi sono pian piano accorto che in realtà stavo scrivendo di tutt’altro…

con i piedi di pietra

C’era una volta…

“…un re!” direte voi…

…e invece no: c’era una volta un pezzo di pietra. E non si trattava nemmeno di una pietra preziosa, che so io, di un rubino, uno zaffiro o uno smeraldo. Era proprio una pietra qualunque: infatti, aveva un nome molto comune fra quelli della sua famiglia. Si chiamava Pietro.

Era piccolino lui, non i suoi sogni. A chi gli chiedeva cosa volesse fare da grande, rispondeva che gli sarebbe piaciuto diventare la statua di un personaggio famoso al centro della piazza, ma che si sarebbe anche accontentato di fare uno dei busti della villa oppure, perché no?, la robusta colonna di un porticato, per proteggere i cagnolini dal brutto tempo.

E, a questo punto, tutti i ragazzacci della cava si sganasciavano puntualmente dalle risate.

«Ma dove pensi di andare tu, che sei così gracilino?» tuonava il marmo in tutta la sua imponenza. In effetti, quando lui e gli altri gradassi della cava lo spintonavano, Pietro si ammaccava tutto e si sbriciolava facilmente.

«E poi sei così… ruvido e poroso, bleah!» si affrettavano ad aggiungere in coro i ciottoli del lago, loro con quella forma così perfetta e la pelle sempre liscia. Però era vero: chiunque provasse a toccare Pietro rimaneva sempre con le mani sporche, come impolverate.

«Per non parlare di quel brutto colorito che ti ritrovi! Sembri malaticcio…» concludeva l’alabastro, che, a differenza di Pietro, era tutto sberluccicoso (anche se nessuno aveva mai capito da dove fosse sbucato).

Non è che avessero poi tutti i torti. Infatti, a dirla tutta, Pietro era un pezzo di tufo. E, in breve, dalle sue parti, dire a qualcuno “Certo che sei un po’ tufello!” divenne un insulto della peggior specie. Con questi chiari di luna, la vita alla cava per lui non era granché promettente; eppure, nonostante tutto, lui continuava a sognare ancora più in grande: il colosseo, la Sfinge, le piramidi…

Per questo, quando il Grande Artista venne a scegliere i materiali per la sua nuova, misteriosa opera, il nostro amico non ci pensò due volte a saltare dentro la carriola, per proporsi e farsi dare un’occhiatina.

Non stette a sentire le lagne di chianche e chianconi, che per impedirgli di viaggiare gli dicevano cose del tipo: «Fermati, piccolino, ti farai male…», oppure «Rimani ancora un po’, se sei fortunato un giorno ti crescerà il muschio» e persino «Ti prego, resta a grattarci la schiena»!

Pietro si sforzò anche di non dare retta agli altri sassi che viaggiavano con lui.

«Secondo me Pietro sarà scelto… dai ragazzini, per fare i pali delle porte per strada!» sghignazzavano fra di loro i ciottoli. «Io dico che finirà per fare da vaso alle piante di capperi» stava giusto dicendo uno di loro nel momento in cui arrivarono dal Grande Artista, che subito li scartò. Evidentemente non erano adatti.

L’Artista si concentrò allora sul marmo, che era bello da vedere e dava subito l’impressione di una pietra forte e resistente. Sulle sue venature, la luce si rifletteva in tanti colori e l’acqua gli scorreva addosso senza intaccarlo. L’Artista lo prese in braccio: il marmo era lucido, solido e… gelido. Fu messo da parte.

Nella carriola non rimaneva che una piccola pietra. Il Grande Artista fu compiaciuto del suo calore. No, non nel senso che Pietro era una pietra focaia. È che lui, fra tutte le rocce della cava, era l’unico che rispondeva agli abbracci e alle carezze. Era una pietra morbida, che cambiava fra le dita dell’Artista; gli faceva spazio, si lasciava modellare, senza rimanere lì, impalato come un sasso.

Il Grande Artista in persona aveva scelto Pietro e trascorreva con lui ogni minuto del giorno, per aiutarlo a crescere e per farlo diventare sempre più bello. Non sempre l’Artista usava metodi consueti, come quella volta in cui diede a Pietro del latte da bere: tutti pensavano che si fosse ammattito e, invece, per merito di questa sua trovata, Pietro la smise di sporcare chi lo toccava e divenne levigato come un ciottolo.

Grazie a queste e altre cure simili, Pietro alla fine realizzò il suo sogno e, pur senza volerlo, divenne famoso in tutto il mondo: chi, infatti, non ha mai sentito parlare del Pietro Leccese? Se non ci credete, fatevi portare dai vostri genitori davanti alla chiesa di Santa Croce e cercate una piccola melagrana scolpita nella roccia: beh, quello è Pietro.

(2012)

Annunci

»

  1. Pingback: Cuore di pietra | il Grullo Parlante

Cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...