Quella sensazione che puoi dire soltanto in francese…

Standard
déjà vu

Indizio: è un bug di Matrix.

…o meglio, ne puoi parlare in tutte le lingue che vuoi, ma solo in francese puoi chiamarla, senza ulteriori perifrasi, per nome. Esistono infatti parole che sono uniche, non hanno corrispondenti nelle altre lingue perché aderiscono alle peculiarità del popolo che le conia.

Non è un caso, perciò, che solo in italiano la parola “ponte” stia ad indicare il prolungamento delle ferie dovuto al giorno supplementare compreso fra due festività: ogni lingua dice davvero molto di chi la parla…

I limiti del mio linguaggio costituiscono i limiti del mio mondo.

Ludwig Wittgenstein

Ciascuno può giovarsi di queste parole uniche per allargare la comprensione dei propri orizzonti. Per questo oggi, proprio in vista di questo bel ponte, vi propongo un giro del mondo in… beh, un po’ meno (giuro!) di ottanta parole.

Non possiamo che partire dalla Germania. Con la loro abitudine a creare nomi composti, i tedeschi ci deliziano con le trovate più sintetiche. Vi è mai capitato che la risposta a tono a chi vi aveva poco prima azzittiti vi venisse in mente con un tempismo a dir poco funesto, quando è ormai troppo tardi? “Treppenwitz” è la parola che fa per voi.

Treppenwitz in francese diventa "esprit de l'escalier" (M. C. Escher, Relatività, 1953)

M. C. Escher, Relatività (1953): Treppenwitz in francese diventa “esprit de l’escalier”.

Credo che il film Sliding Doors abbia messo una certa ansia a più di qualche tedesco, dal momento che con “Torschlusspanik” laggiù designano la paura delle porte che si chiudono, delle opportunità che sfuggono con l’esaurirsi del tempo.

L’abbiamo detto, le parole rivelano l’oggetto a cui si riferiscono, certo, ma esprimono anche tanto di chi le pronuncia. Così, accanto al poetico “Waldeinsamkeit” (la solitudine che si sperimenta nei boschi e una profonda connessione con la natura) in Germania hanno dato un nome a quel piacere tutto particolare che deriva dalle disgrazie altrui: “Schadenfreude“.

Temo che ciò a cui si riferisce questo vocabolo, che forse per pudore le altre lingue si sono rifiutate di tradurre, non sia un sentimento limitato ai dintorni di Berlino… C’è invece una parola che potete usare solo se parlate di Istanbul.

Yakamoz

Yakamoz

Indica l’iridescenza della luna piena sulle acque del Bosforo… nonché una serie di locali e ristorantini che sfruttano l’improvvisa internazionalità del termine.

Parlando della luna la Svezia diventa una tappa obbligata. In una poesia (che purtroppo ho perso) paragonavo a un sentiero il luccichio sul mare dell’astro notturno: a quanto pare, non avevo inventato niente di nuovo, visto che in svedese “mångata” si riferisce proprio allo scintillio, simile a una strada, che produce il riflesso della luna sull’acqua.

Per trovare parole che si riferiscano a un’esperienza più comune, ci spostiamo in Scozia, dove “to tartle” sta per quell’esitazione carica di imbarazzo con cui evitiamo di presentare una persona ad un’altra… perché ne abbiamo dimenticato il nome!

Harry ti presento... ehm, una mia amica.

Harry ti presento… ehm, una mia amica.

Restando (più o meno) in tema di grattacapi: se siete tra quelli che si grattano la testa mentre tentano di ricordare, sappiate che alle Hawaii questo gesto ha un nome preciso e si chiama “Pana po’o“.

Per certi versi simile, è il brasiliano “cafunè“, ovvero passare le dita tra i capelli di un altro, accarezzarlo. Tenero, vero? Dipende: solo il mio barbiere può azzardarsi a mettermi le mani in testa!

Preferisco di gran lunga, il “petrichor“, termine (derivato dal greco) con cui due ricercatori australiani hanno ribattezzato la particolare essenza rilasciata dal terreno durante le precipitazioni atmosferiche. Nell’uso generico delle lingue anglosassoni è passato a indicare l’odore della pioggia (e i fan del Dottore lo sanno più che bene…).

Vi ho appena rivelato la seconda posizione nella mia personalissimo classifica delle parole uniche. La prima? Temo dovrete attendere il prossimo articolo. Intanto, però, provate a rispondere a questa semplice domanda: “culaccino” è un’altra parola italiana che non ha pari e significa…?

Annunci

»

  1. come diceva il buon vecchio David Foster Wallace, se le parole sono tutto non dobbiamo solo studiarle, ma venerarle. Un adoratore, più che uno studioso, del Tractatus Logico Philosophicus di Ludwig Wittgenstein

    Mi piace

    • Non so se ne sei accorto, ma nel titolo degli ultimi due articoli si nasconde un altro, tuo nume… “Quella sensazione che puoi dire soltanto in francese” è il titolo di un racconto di Stephen King.

      Mi piace

Cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...