Epigoni di Penelope/2

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filo e rocchetta

Penelope tesse, disfa e ritesse lo stesso filo che, allo stesso scopo, Arianna raccoglie perché venga nuovamente dispiegato. Questa lo affida a uno straniero perché per mezzo di esso indaghi i recessi della sua oscura storia familiare e possa riannodarne i capi sparsi.

Un abominio, infatti, si aggira per quel labirinto di storie spezzate che è il mondo; un mostro tanto più sconcertante poiché ha caratteristiche umane. Lui è ciò che Arianna poteva essere, il non senso che minaccia la sua esistenza e che non può essere ignorato.

Il filo, dopotutto, non è che la rappresentazione in scala del labirinto. Serve per smarrire la bestia e tramutare l’errare dell’uomo in un percorso. Una volta dipanato, perché possa essere di un qualche aiuto, va ripercorso.

Leggere, perciò, così come raccontare, è passeggiare nel giardino dei sentieri che si biforcano. Entrambe le attività attengono all’arte di Penelope e, al pari di questa, richiedono un tempo, un’attesa.

Ogni tes(su)to aspetta un Teseo che si inoltri nel labirinto costituito dai suoi fili.

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