Il senso di una fine

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Dopo quel capolavoro di intensità che è stato Ozymandias, sembrava non ci fosse più niente da dire. A ben due episodi dal termine, Breaking Bad aveva già raggiunto l’apice della sua parabola e, ciononostante, l’attesa per quanto ancora rimaneva da raccontare era alle stelle. Ne volevamo ancora, ne volevamo di più.

Con Felina, invece, Vince Gilligan ci ha spiazzati. Aggirando ogni aspettativa di spettacolarizzazione, ha dato prova di grande sapienza narrativa e ci ha regalato un finale da manuale.

“Inevitabile”, come lui stesso l’ha definito in una recente intervista, la diretta conseguenza di un racconto che, accanto all’estrema cura dei dettagli (basti pensare all’insistito e mai scontato simbolismo cromatico), ha sempre posto a suo fondamento l’assoluta centralità dei personaggi, rappresentati per scale di grigi e posti in situazioni e contesti relazionali nei quali le loro azioni risultassero credibili e persino i comportamenti più efferati fossero riconducibili alla complessità dell’essere umano.

Come, altrimenti, avremmo potuto dare credito alla trasformazione di un mediocre professore di chimica in genio del crimine? In che modo avremmo potuto ritenere verosimile che suo cognato, agente della DEA, non riconoscesse il criminale che gli toglie il sonno nell’uomo con cui condivide allegre grigliate? Noi, al contrario, siamo sempre stati come Walt sospesi su quel filo sottile, tra Heisenberg e Mr. White, tra l’attaccamento alla famiglia e il terrore di essere scoperto dal suo congiunto. E alla fine, quando questa tragica agnizione c’è stata, abbiamo tremato.

Hank finds out about Walt

È stato l’inizio della fine. La narrazione, che fino ad allora aveva preferito un ritmo sincopato, con lunghe sequenze compassate e improvvisi crescendo di tensione, ha subito un’accelerazione priva di pause, da togliere il respiro. Fino a sbattere negli eventi di Ozymandias.

Tutto è andato in frantumi. Non riconoscerlo, spingere Heisenberg in una vendetta magniloquente in cui tutto veniva rimesso in discussione, è stato un errore che Gilligan non ha commesso. Granite StateFelina hanno avuto il compito di porre lo spettatore davanti alle conseguenze di quanto era avvenuto sullo schermo, conseguenze del tutto irreparabili.

Il finale è stato il lungo addio di Walter White agli amori e alle passioni di una vita. C’è stato, certo, anche lo spazio per la vendetta (non priva di un tocco kitsch, à la Tarantino), ma senza sconvolgenti colpi di scena al solo scopo di gonfiare il tasso di spettacolarità del racconto. Quell’elemento, come gli altri, era volto a dare compimento a quanto fino ad allora narrato, rimettere a posto ogni pezzo, seppur non in maniera conciliante.

Per questo, Felina ha rappresentato per noi tutti una lezione intelligente su come concludere una storia in modo coerente con le sue premesse, trovando ad ogni tassello la sua giusta collocazione.

Come ogni buon racconto, anche Breaking bad ha confermato che quando una storia e i suoi personaggi prendono vita, prima o poi te la restituiscono.

A tutti i narratori che l’hanno plasmato e a chiunque l’abbia seguito e amato, è dedicato questo tributo dalla rete:

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