Non bastava vedere il trailer?

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L’audace affermazione della mia amica ben si presta a taluni film, i cui trailer (grazie al ritmo e all’incisività che li contraddistingue) rendono molta più giustizia a uno spunto, talvolta persino buono, che essi si rivelano incapaci di svolgere in modo soddisfacente.

Del resto, lo stesso Borges (non il primo venuto, insomma) era talmente conscio di questo meccanismo narrativo da saperlo volgere a proprio vantaggio, scrivendo per questo (e per amore del gioco della finzione) recensioni di libri fittizi, forma nella quale – sapeva – le sue idee avrebbero avuto uno sviluppo molto più efficace.

Per fortuna, che si tratti di libri o di film, le storie migliori sono quelle meglio raccontate. Se bastasse dire “un giovane spiantato ammazza due vecchiette” per dare vita a un capolavoro, allora saremmo tutti quanti Dostoevskij.

Tuttavia, così come un buon trailer presenta una carrellata di tutti gli elementi che saranno plasmati sullo schermo, allo stesso modo ci sono incipit che già contengono in nuce tutta la grandezza di un libro.

Ve ne propongo alcuni, in ordine sparso, fra quelli che ho trovato più entusiasmanti.

precipizio

Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore

Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino.

Tu! Non l’io autobiografico, non la terza persona del narratore onnisciente. Già a partire da quel soggetto sottinteso, che travalica la pagina e chiama in causa proprio noi che leggiamo, siamo catapultati in quel gioco metaletterario, in cui il titolo del libro che leggiamo è il titolo di un libro che il lettore legge all’interno del libro che leggiamo…

Franz Kafka, La metamofosi

Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto.

Un classico. L’effetto straniante ai suoi livelli più alti. Non sapremo come e perché una simile trasformazione sia avvenuta, non interessa. Gregor Samsa ha scoperto di essere estraneo a chi gli è intorno, la sua è una diversità inconciliabile.

Ray Bradbury, Fahrenheit 451

Era una gioia appiccare il fuoco.

Quanta vividezza! Capiamo subito che Montag sarà un pompiere un po’ particolare. È forse uno degli incipit più folgoranti di sempre. Di certo mi ha infiammato.

Raymond Queneau, I fiori blu

Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all’orizzonte le sagome sfatto di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevan calvadòs.

Il senso della storia e il gioco della lingua: i fili rossi (o blu?) che il personaggio e il suo autore dispiegheranno lungo il corso del romanzo. E in più, noi lettori italiani, apprezziamo sin da subito quale sfida abbia raccolto Calvino nel tradurre l’amico Queneau.

William Shakespeare, Riccardo III

L’inverno del nostro scontento si è tramutato in luminosa estate, grazie a questo bel sole di York.

La feroce ironia del protagonista evidente sin dalla prima battuta, che contemporaneamente delinea il contesto storico-politico della storia. Una scelta così felice da diventare a sua volta il titolo di un libro di John Steinbeck.

Javier Marìas, Domani nella battaglia pensa a me

Nessuno pensa mai che potrebbe ritrovarsi con una morta tra le braccia e non rivedere più il viso di cui ricorda il nome.

Un decesso avvenuto nel momento più sbagliato (una morte ridicola, una morte orrenda). Un evento intorno a cui il protagonista continua a girare, nel tentativo di rielaborarlo. Un altro titolo tratto da Shakespeare.

Thomas Pynchon, L’arcobaleno della gravità

Un grido s’avvicina, attraversando il cielo.

In sintesi lo stile ermetico tipico del postmodernismo e la parabola del razzo, vera e propria ossessione, nella sua polisemia di simbolismi reconditi.

Gabriel Garcia Marquez, Cronaca di una morte annunciata

Il giorno che l’avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5 e 30 del mattino per andare ad aspettare il battello con cui arrivava il vescovo.

La conclusione è già nel titolo, fine e inizio coincidono. C’è un evento ineluttabile che incombe e il fatto che venga dichiarato (e reiterato) sin da subito ci mette in uno stato di ansia continua. Vogliamo sapere chi, come, perché: più che l’avvenimento ci interessa il suo racconto.

Ecco perché il trailer non basta. È il racconto che fa la storia.

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